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Paragrafo 1 . La germanizzazione dell'impero.

     
Mentre in Europa infuriava la crisi economica e demografica, anche gli
orizzonti  politici  del  continente  erano  sottoposti  a  importanti
trasformazioni e i perni intorno ai quali aveva fino ad allora ruotato
la   civilt   medievale   -  l'impero   e   il   papato   -   stavano
irrimediabilmente consumandosi.
     Gi  nella  seconda  met  del Duecento l'impero  aveva  mostrato
preoccupanti  segni  di  usura.  Dopo  il  "grande  interregno"  (vedi
capitolo  Sei,  paragrafo 4) ed il temporaneo avvento  della  dinastia
asburgica  sul  trono  imperiale - avvenimenti  che  avevano  lasciato
l'Italia  centro-settentrionale in preda alle  ambizioni  territoriali
delle  citt  maggiori - nei primi anni del secolo quattrodicesimo  fu
eletto  imperatore un oscuro feudatario, il conte di Lussemburgo,  che
prese  il nome di Enrico settimo (1308-1313), ma che divenne pi  noto
come Arrigo settimo.
     Innalzato al trono probabilmente perch ritenuto debole  e  privo
d'ambizioni,  e  quindi  incapace di imporsi ai  potenti  ed  autonomi
feudatari  tedeschi,  il nuovo imperatore si mostr  invece  sensibile
alle  vicende dell'impero, tanto che decise di intervenire  in  Italia
per  riportarvi  la pace e restaurare l'autorit imperiale.  L'impresa
era quanto mai ardua: ormai da troppo tempo le citt italiane si erano
andate  costituendo in piccoli stati signorili, e si erano  appoggiate
politicamente  alla casata degli Angi, alleati del papato  e  padroni
del   Mezzogiorno.   Il  sogno  di  una  rinnovata  unit   imperiale,
vagheggiato  e  rimpianto dallo stesso Dante Alighieri, si  interruppe
con  la  morte di Enrico, avvenuta a Buonconvento, presso  Siena,  nel
1313,  dopo un vano tentativo di assediare Firenze, mentre organizzava
una difficile spedizione contro il regno angioino.
     Dopo  la  scomparsa di Enrico settimo, in Germania  si  apr  una
lotta cruenta per la conquista del trono fra gli Asburgo e i duchi  di
Baviera, che culmin con la vittoria dei secondi. L'ascesa al trono di
Ludovico  quarto (1314-1347), detto il Bavaro per la  sua  regione  di
origine, riaccese i dissidi contro il papato. Quest'ultimo infatti, la
cui  sede  dal  1309  era  stata fissata ad  Avignone,  era  sotto  il
controllo  del  re  di  Francia, il quale mirava a  ridimensionare  il
potere dell'imperatore.
     Lo  scontro  fra  papato  e impero riprese  quando  il  pontefice
Giovanni ventiduesimo si rifiut di riconoscere l'elezione di Ludovico
il  Bavaro.  Allora  l'imperatore, consigliato  e  sostenuto  da  noti
giuristi favorevoli all'indipendenza del
     
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     potere  laico  da quello ecclesiastico, come l'italiano  Marsilio
da  Padova e l'inglese Guglielmo d'Occam, non solo discese  a  Roma  e
nomin   un   antipapa,  ma  decret  ininfluente  il   valore   della
consacrazione papale nell'investitura imperiale (1338).
     Con  l'abolizione della consacrazione, la figura  dell'imperatore
perdeva  quel  valore  universale che l'aveva sempre  contraddistinta.
L'impero, cos trasformato in un regno germanico, era ormai fortemente
indebolito; Ludovico il Bavaro infatti non era riuscito ad imporre  la
sua  autorit n in Germania, dove il potere era sempre pi saldamente
nelle  mani  dei  grandi feudatari, n in Italia, dove  continuava  la
lotta  fra  le  casate  pi  agguerrite  e  fra  gli  stati  cittadini
desiderosi di espandersi.
